Tra Umbria e Toscana: un viaggio enoantropologico

Direzione Montalcino il paese del Brunello.

Per definirsi tale il Brunello è prodotto solo ed unicamente a Montalcino, con uva 100% Sangiovese ed una fermentazione in botte di 24 mesi. Si distingue dal Rosso di Montalcino. L’80% della produzione viene esportata all’estero.

Il vino ha una storia e una vita propria. I fattori che incidono su di esso sono moltissimi... Dal clima, al terreno, alla vita stessa del vitigno. È così affascinante scoprire tutti i dettagli che si nascondono dietro un buon bicchiere di vino che sarebbe quasi impossibile elencarli tutti. È così che iniziano le nostre vacanze enoantropologiche: tra vino e persone, natura e uomo, palato e lingua.

Montalcino abbiamo conosciuto Nino, proprietario di una rosticceria in centro. È stato per molti anni direttore artistico di Teatro, ci ha raccontato molto della sua vita passata quanto di quella presente e ci ha insegnato questo: “Con calma e per favore.” A Nino piace svegliarsi molto presto la mattina, guardare l’alba, raccogliere i lamponi, fare colazione con calma e recarsi al lavoro. Ama i galli, la fotografia ed ovviamente il Teatro, il luogo in cui è cresciuto. Come nel vino, anche nel Teatro si nascondono dettagli inimmaginabili e Nino ha voluto raccontarcene qualcuno... Come quella volta in cui dovette concordare insieme ad il sindaco quanti chiodi esatti avrebbe utilizzato per il montaggio della scenografia. Il Teatro era una mini riproduzione del Teatro La Scala e certo è che non si poteva mica rovinare il palco in parquet. Ci ha raccontato anche di “Gomma” e di “Gommino” i camionisti padre e figlio e delle loro colazioni a base di Cognac. Nino è felice. Pare abbia trovato il suo equilibrio psichico.


Montalcino
Montalcino


Ad Abbadia San Salvatore scopriamo la Bormio toscana. Freddo, pioggia e quasi, quasi scarponcini. Tra un negozio di abbigliamento sportivo e un alimentari c’è il bar sport con la sua insegna: “Cucina casereccia, le ricette della nonna.” Ci si siede, si beve del vino che sa un po’ di tappo e si ordina la pasta fatta in casa. Il tutto servito da un brillante e gentilissimo ragazzo. Seduta ad una tavolo una signora mi garantisce la qualità del posto: “Qui si mangia bene!”. Le persone sono cordiali è quasi un piacere stare tra gli esseri umani.


Abbadia San Salvatore
Abbadia San Salvatore: le tende sono un must per i toscani


Dalle secche colline toscane, a quelle più boschive umbre: benvenuti ad Orvieto, il Paese sotterraneo. Il paesello è molto piccolo, ma sotto ad ogni casa si nascondono grotte e pozzi etruschi. Ogni grotta è di privati; il loro in ingresso, infatti, è quasi sempre possibile solo dall’abitazione stessa. È in queste grotte che si trovano i colombari, stanze un tempo adibite all’allevamento di piccioni. Da qui il piccione all’orvietana. Ad Orvieto scopriamo l’esistenza dell’Orvietan: amaro erboristico del 1603. La cosa interessante è che stato riscoperto da solo 3 anni... E così anche Orvieto sarà ricordata per il suo speciale amaro, che ovviamente io e Jonny abbiamo acquistato.


Duomo Orvieto
Il Duomo di Orvieto


Dopo un’ottima colazione a base di panino alla porchetta ci dirigiamo verso Perugia. Dovete sapere che questa roba della porchetta è molto sentita in Umbria. Io ne ero completamente ignara.
Hotel Umbria: nel cuore di Perugia e le sue 2 stelle sudate e moquette anti parassiti.
Durante una rigenerante pennichella su una panchina in centro, all’ombra degli alberi perugini e un venticello assopente attacco bottone con una solitaria vecchietta: Annamaria. Ha lavorato fino al 2015 per il Vaticano. È stata il braccio destro di Papa Giovanni Paolo II (così ci ha detto...). Da giovane giocava a calcio, cantava e suonava il pianoforte. Ci ha mostrato l’intera Perugia facendo su e giù per le stradine etrusche. Non si è mai fermata un minuto. Ci ha mostrato la casa in cui è nata e cresciuta, le 4 finestrelle in alto: da sinistra la camera dove è nata, la cucina e la stanza dei genitori. Ci ha portato dentro il Duomo... Ci ha raccontato di come il terremoto, fortunatamente, non abbia mai colpito Perugia, ma se si guarda con attenzione due delle colonne portanti del Duomo sono leggermente inclinate. Poi la statua di Papa Leone XIII che prima di diventare Papa fu vescovo di Perugia. Quanto pare era un tipo molto magro. Troppo per i gusti di Annamaria. E poi ancora... L’anello della Madonna e la corona che fu rubata e poi riacquistata. I Santi protettori di Perugia e tutte le viette etrusche. Che mica avevano tutti i mezzi a disposizione che abbiamo noi... Però oggi i ponti crollano, le famiglie muoiono e tutti quegli archi invece stanno su. Poi ci ha abbandonato perché iniziava il Palio di Siena e doveva correre a casa a vederlo. Tifa per il rione della Civetta. Una persona dal cuore grande che rimarrà per sempre nei miei ricordi.


Perugia
Perugia e gli archi etruschi


Infine Montepulciano. Il Nobile di Montepulciano è prodotto con un minimo di 70% di uva Sangiovese e una fermentazione in botte di 24 mesi. Si dice riserva quando la fermentazione è almeno di 3 anni.
Decido di acquistare una bottiglia di Nobile Montepulciano riserva del 2014, perché la storia mia affascina molto. Il 2014 è stato un anno non troppo positivo... Ha piovuto molto e il vino è rimasto, è brutto da dire, “annacquato”. Però si è scoperto che a distanza di 4 anni esso ha cambiato notevolmente sapore, e ha acquistato più carattere. E così come le persone, anche il vino cambia molto negli anni. Ho deciso che aprirò la mia bottiglia tra 4 anni, quando avrò 30 anni... Quando grazie alla pioggia sarò rinata sole... Come il mio riserva.
Montepulciano abbiamo soggiornato in un Podere: Podere Lamberto. Un luogo magico, rigenerante e solitario. Ogni mattina un’ottima colazione vi augura il buongiorno, con delle buonissime torte fatte in casa (dalla proprietaria!). È molto bello stare anche solo seduti sulla panchina all’aperto e osservare il bellissimo paesaggio. Si possono raccogliere le susine e mangiarle. Anche la zona della piscina è strepitosa. Il tutto è molto curato nei minimi dettagli. 


Montepulciano
Montepulciano: un grazioso dettaglio


Per quest'anno niente mare.
Solo vino e persone.
Quelle umane.
Quelle che ti piace ascoltare le loro storie.
Perché hanno sempre qualcosa da insegnarti.







Marta

Spazio-Tempo a Berlino


Ampi spazi, aria, sole, dualismo.
Se penso a Berlino, penso a questo. 

Atterrati a Schonefeld compriamo due biglietti per Alexanderplatz.
Saliamo sul treno, non proprio sicuri che sia quello giusto, e ci godiamo il breve e pittoresco spostamento. 
Dal grande finestrino del treno inizio a scoprire una Berlino verde. 
Tanto prato, tante casette e un gigantesco sole mi sorridono. 
I treni hanno un sapore vintage e si respira un'aria rilassata.
Fin da subito a colpirmi sono gli spazi.
Berlino è tutto molto ampio: le strade, i marciapiedi, le piazze... È tutto molto ampio, ma così poco distante. 
Tra un punto di interesse e l'altro ci sono pochi minuti di distanza; se si studia a priori un percorso tattico si riesce facilmente a girare senza dover utilizzare particolari mezzi.
Ragion per cui in un solo giorno ci spariamo ben 20 km a piedi. Un record!

In 30 minuti arriviamo a destinazione (perché ovviamente il treno era quello giusto! Io non sbaglio un colpo!), ci dirigiamo in Hotel, lasciamo i bagagli e ci avventuriamo alla scoperta della spaziosa Berlino.
Tra le prime cose che visitiamo, oltre ad Alexanderplatz e quella benedetta Torre della Televisione che veglia sui berlinesi in ogni dove (che comunque... Fa cagare!!) e dintorni, c'è il quartiere di San Nicola, che prende il nome dalla chiesa. Un quartierino un po' magico, un po' cuore, un po' Marta. 

Ci sono le casette particolari, e tanti ristorantini tipici, che neanche pensi di essere in città. 
Ci sono delle viette speciali ed è in una di queste che decidiamo di fermarci a pranzare. 
La mia attenzione cade sui dettagli del ristorantino, pieno di rane e stampe antiche...
Quella di Jonathan sul piatto di una cliente. 
Ci sediamo e ordiniamo: io una polpetta con contorno tedesco (credo) fatto di patate, insalata e cetrioli (avevano tutte lo stesso sapore di sottoaceto!); Jo un maiale intero (ahahah) con crauti, purè di piselli e non ricordo che altra porcata. 
Mi congratulo con me stessa per aver assaggiato la cotenna di maiale; stavo tipo vomitando. 
Ricordo che il cameriere assomigliava troppo ad un personaggio della Disney.
Sono sicura che si nasconda qualcosa di fantastico in quella Locanda. 
Finito di mangiare proseguiamo il nostro giro da disperati.

Arriviamo all'Isola dei Musei, quindi al Duomo. Bellissimo.
Ma il mio animo da "procacciatrice di ricordi materiali" viene subito attirato dai Mercatini vicini, dalle tende bianche e rosse. Ci sono tanti artisti che espongono i propri lavori e ne rimango colpita da 3 in particolare. Anche a sto giro mollo la presa e decido di non comprare un mini quadro per la modica cifra di 60 euro, ma li valeva tutti. Giuro. 

Camminiamo, camminiamo e camminiamo ancora. Arriviamo a Gendarmenmarket e qui... Faccio l'acquisto del secolo. Una mini scatolina di fiammiferi con all'interno una mini riproduzione domestica (questa storia del mini mi sta sfuggendo di mano!).
In perfetto stile Marta Kurenai la custodisco come un prezioso tesorino. 

Dopo una breve pausa proseguiamo il nostro infinito percorso.
Ci dirigiamo a quella cacata del Checkpoint Charlie (quasi sembra un'attrazione da cinema per come l'hanno montata su!) per poi finire al Memoriale degli Ebrei assassinati
Fatte le foto classiche e due/tre video inizio ad appassionarmi sempre più non tanto per i Monumenti quanto per le strutture e i palazzi che arricchiscono la nuova Berlino
Decido quindi di concentrare le mie foto sui palazzi, nuovi, puliti, precisi. 
Rimango colpita da quanto siano una fonte di ispirazione per il mio cervello. 
Vedo cose.

Memoriale degli Ebrei assassinati.
Memoriale degli Ebrei assassinati.


Vicino al Checkpoint Charlie
Vicino al Checkpoint Charlie.


In seguito ad una capatina alla Porta di Brandeburgo e una pennichella sul prato che affaccia il Parlamento, ci dirigiamo verso una delle cose che più mi ha affascinato di BerlinoPotsdamer Platz.
Vuoi i palazzi, vuoi la luce, vuoi i colori, vuoi anche la stanchezza... Mi sembrava tutto irraggiungibile. 
Così infinito. Come quel palazzo a mattoncini marroncini un po' newyorkese. Non ho idea di cosa fosse, ma ho fatto le foto di cui sono più contenta. Era molto suggestivo. Erano le 20:00 di sera, c'era ancora il sole che pian piano calava e colpiva amorevolmente quel palazzo. Era tutto vero, ma così finto.


Potsdamer Platz.
Potsdamer Platz.


L'indomani decidiamo di salire in sella...
Con le nostre bici, i nostri zaini ed un cielo limpidissimo ci dirigiamo verso East Side Gallery, per ammirare il muro di Berlino ed i suoi graffiti. 
Durante il tragitto veniamo fermati dagli sbirri, perché Jo usa il telefono mentre pedale, e a Berlino questo non si può fare! (giustamente, visto che sei praticamente in strada!!).
Un pelato stronzissimo fa il brutto, poi c'è il tabagista di turno e il menefreghista che se ne sta in macchina. 
In queste occasioni mi tocca sempre fare da traduttore. IO. IO DEVO TRADURRE I CAZZIATONI. IO che l'Inglese non lo so mica parlare... Eppure i cazziatoni li capisco sempre.
E niente... Dopo aver rischiato l'ergastolo per un misero video in strada proseguiamo la nostra pedalata.

Ora mi sono rotta un po' di scrivere. 
Per cui... 
Vi racconterò l'ultimo aneddoto di questo weekend berlinese. 
Andando in biciclette si riescono a scoprire dei posti anche più isolati e nascosti.
Io e Jo ci siamo addentrati in un luogo che abbiamo definito "Post apocalittico".
Tuttora non sappiamo di cosa si trattasse, probabilmente una specie di Centro Sociale, ma era fuori dal tempo. 
Come se una piccola comunità fosse rinata lì.
C'era anche un calligrafo che dipingeva il Menù su un camioncino nero.
Noi siamo passati in mezzo con le nostre bici.
È stato breve, ma intenso. Un po' come il nostro weekend tedesco. 

Decisamente da ritornarci. 

PS: a breve le foto! ;)

Marta

Paris: un quadro musicale

Atterriamo a Charles de Gaulle
Ad accoglierci un'inquietante cielo nuvoloso e 16° di temperatura. 
Non male come arrivo.

Prendiamo un treno e la metro e arriviamo facilmente a Rue Charlot: la via della nostra calorosa casetta.
Nel mentre i nuvoloni grigi si trasformano in una pioggia battente, decisamente scomoda per chi indossa una gonna lunga e si trascina una valigia piena di vestiti estivi (che non verranno mai utilizzati).

Lizzie, la proprietaria, mi manda un messaggio il giorno prima informandomi di ritirare le chiavi "dell'appartamento" da un certo Jonas, proprietario di un negozio collocato esattamente sotto casa nostra, che vende gioielli artigianali. Ci dirigiamo così verso "Jonas' Shop" e scopriamo che il negozio è chiuso.
All'interno del prezioso negozietto vola libero, tra un gioiello e l'altro, un uccellino rosa, che indisturbato si gode la vita, mentre noi, fuori al freddo ed al gelo, tra la pioggia e le intemperie ci chiediamo dove minchia sia questo Jonas. Appeso alla vetrina c'è un numero da poter chiamare: chiamo. A rispondermi una voce italiana. E qui scatta il mistero... Quindi provo a chiamare Lizzie. Il nulla.

Già disperata e ormai consapevole del fatto che l'avevo presa in quel posto, un signore in giacca e cravatta, con tanto di valigetta, entra nel nostro portone. Jonny lo placca in tempo zero e gli chiede se conosce Jonas. Con il potere della botta di culo che abbiamo il signore conosce Jonas e ci porta da lui...
Si presenta un ragazzo alto, con capelli ricci e rossi, un cappello di lana, bretelle e piedi scalzi. Bianco cadaverico ci dà le chiavi, ci apre l’appartamento da cui estrae due mini materassi grandezza bambino e li piazza in corridoio. Farfuglia qualcosa sul fatto che la finestra debba rimanere aperta perché le chiavi sono solo un mazzo e se le perdiamo almeno possiamo passare da lì (ma ti pare????) e se ne va con il suo karma, il suo alone di leggerezza e il suo totale menefreghismo verso il genero umano. 

Mi sento un po’ disperata, un po’ perché non ci fornisce alcun tipo di informazioni (tipo quale sia il codice per aprire il portone), un po’ perché il cesso non ha neanche il tasto per tirare l’acqua e quindi bisogna smontare tutto per poter tirare lo sciacquone. 

Appurato che non l’avevo presa in quel posto e scoperto qual’era il codice per entrare dal fottuto portone decidiamo, finalmente, di inoltrarci nella meravigliosa Parigi. 

Girovaghiamo per il Marais, uno splendido quartiere a pochissima distanza dalla nostra casa e da Ile de France. Un posticino caratteristico, pieno di negozi e portoni colorati. Arriviamo alla Cattedrale di Notre Dame, imponente e meravigliosa. Entriamo poi in una libreria che mi ero ripromessa vi vedere: Shakespeare and Company. Un luogo fuori dal tempo, un luogo in cui i libri si possono leggere seduti su poltroncine antiche circondati da infiniti libri tutti divisi per categoria, anni e storia. Consiglio a chiunque di entrare a fare un giretto e perdersi per un po’ di tempo nel passato. 

Le Marais
Le Marais

Notre Dame
Notre Dame

Proseguiamo il nostro giro, costeggiamo la Senna e attraversiamo diversi ponti fino ad arrivare al Pont des Arts. Nel mentre la pioggia e il gelo, lasciano spazio ad un briciolo di sole. Mi siedo su una panchina e mi godo il piacevole calore, accompagnato da un sottofondo musicale tipicamente parigino. Attraversiamo tutto il ponte che apre le sue porte al Louvre. Il palazzo è immenso, fatto a ferro di cavallo, ti senti un po’ piccolo ed insignificante. Quindi arriviamo al Museo. Ci sdraiamo sulla fontana che lo circonda e facciamo un piacevole pisolino. Poi riprende a piovere e noi a camminare. Stanchi e po’ provati dalla giornata decidiamo di fermarci ad un baretto e berci un buon bicchiere di rosso, accompagnati dalla tipica baguette, ma solo dopo aver visitato il Museo d’Orsay, che consiglio a chiunque sia appassionato di Impressionismo. Ho finalmente visto dal vivo tutti quei quadri che mi avevano tanto affascinato quando li studiai nel mio ultimo anno scolastico alle superiori. Sono riuscita anche a vedere dei ritratti di Van Gogh, che mancavano clamorosamente nel suo museo ad Amsterdam. 

Claude Monet - Figura en plain air (18886)

Il giorno dopo lo dedichiamo a Montmartre. Dopo una colazione da schifo, con omlette e patatine fritte (perché??!), percorriamo la scalinata che porta alla basilica del Sacré Coeur. Il tempo è clemente e finalmente è uscito un po’ di sole. Un artista di strada suona l’arpa ed è bellissimo ammirare tutta questa storia dell’arte accompagnati ogni volta da un diverso sottofondo musicale. Sarei rimasta le ore a godermi il panorama, senza far nulla. Mi rilassava e mi faceva sentir bene. 
Il quartiere di Montmartre è sicuramente una di quelle tappe che non si possono balzare se si va a Parigi. Artisti di tutti i tipi si dilettano a fare ritratti; ne sono rimasta affascinata, soprattutto da uno in particolare, che aveva una tecnica molto personale e assolutamente distinguibile. Mi pento amaramente di non aver preso un suo quadro.
Abbiamo poi visto il muro del Je t’aime: per chi non lo conoscesse si tratta di un muro che, come rimanda il nome dell’opera stessa, è una parete su cui è scritto “Ti amo” in tutte le lingue e dialetti del mondo. Anche in questo caso ad accompagnare la visita uno speciale sottofondo di un artista di strada che per rimanere in tema suonava la stessa melodia alla maniera italiana, francese, inglese… E via discorrendo. 
Ormai in pieno mood parigino, sempre alla ricerca di una nuova melodia, finalmente visitiamo la famosa Toure Eiffel, la vediamo da diverse angolazioni e scopriamo che da qualsiasi punto la si veda è sempre bellissima. Arriviamo poi ai famosi Champs Elysees, fino giungere all’Arco di Trionfo: è meraviglioso, imponente, perfetto. È uno dei monumenti che più mi hanno colpito. 

Abbiamo poi visitato il Centro Pompidou, la piazza della Bastiglia e girovagato per non so quanti km. 

Montmartre
Montmartre: ogni tanto sui muri si trovano dei disegni strepitosti; piccoli dettagli si nascondono ovunque. 

Tour Eiffel
Tour Eiffel

Arco di Trionfo
Arco di Trionfo - dettagli

Ho mangiato la “soupe à l’oignon”: zuppa alle cipolle, che consiglio a chiunque di assaggiare; una bomba brodosa, fatta di cipolle e formaggio fondente e mi sono scofanata di “pain au cocholat”, che per me sono una droga, imparagonabili a qualsiasi altro dolce francese, sono il top. 

Dopo aver salutato la nostra amata Parigi passeggiando come dei veri parigini alla ricerca di regalini preziosi, entrando in tanti negozietti, librerie, cartolerie e via discorrendo… Con tutta la calma possibile prepariamo le valige e lasciamo le chiavi dell’appartamento sotto il tappetino di Jonas (così ci aveva suggerito!). 

Ci dirigiamo quindi alla metro con la velocità di un bradipo, rilassati, dispiaciuti di abbandonare la romantica Parigi convinti che in un’ora emmezza saremmo giunti in aeroporto, ma… Ancora non sapevamo che il treno che ci avrebbe dovuto condurre a Charles de Gaulle era inagibile per tutto il giorno. Ci tocca quindi prendere un’altra metro, fare una coda di mezz’ora per prendere un bus e prendere nuovamente un altro treno. Il fatto è che eravamo piuttosto in ritardo sulla tabella di marcia. Preoccupati di perdere l’aereo, dopo una faticaccia a cambiar mezzi su mezzi arriviamo in aeroporto… Corriamo e fortunatamente riusciamo a metterci in coda per l’imbarco. Arriviamo a metà coda e solo lì mi rendo conto di aver cannato gate, sì perché non dovevamo atterrare a Malpensa, bensì Linate. Quindi… Altra corsa. Alla fine ce l’abbiamo fatta e ci è toccato così rientrare in Italia. 

Parigi è romantica. 
Parigi è fresca e frizzantina.
È piacevole.
E sicuramente rimarrà nel mio cuore… 
Come quella “soupe à l’oignon”.

PS: come sempre sul mio Instagram potete trovare qualche video interessante, e qui qualche foto in più.

Alla prossima avventura,

Marta

Il mio primo film a Londra

Esco dalla Metro, fermata Oxford Circus, mi sento catapultata in un film. Sono arrivata a London. Londra è il caos all'ennesima potenza. Oxford Street è una lunga via caratterizzata da palazzi fighissimi, gente di qualsiasi etnia, odori e negozi di tutti i tipi: da quello più costoso e di classe al baracchino di turno che vende gadget londinesi. Io e Jonny ci guardiamo attorno un po' spaesati, ma colpiti entrambi. Non chiediamo informazioni e da soli scopriamo la via verso la nostra casa: Marylebone. Marylebone è un quartierino di Londra a 10 minuti a piedi da Oxford Circus, molto più calmo, isolato e "caratteristico". Mandiamo un messaggio a Matt, il proprietario, dicendogli che siamo arrivati. Ora. Tu sei a Londra. Hai affittato un bilocale da un certo Matt. Tu non hai mai visto Matt, ma inevitabilmente te lo immagini e già saprai che comunque un Matt non può che essere alto, biondo, bianchiccio e pettinato. Ecco. Ad accoglierci un nigga che più nero non si può. Matt è schizzato, continua a ridere è sudatissimo. Ci mostra la nostra fighissima casetta e a momenti ci illustra anche come bisogna pisciare! Quindi ci raccomanda di usare la chiave blu per aprire e quella nera per chiudere e se ne va. Sono le 17:00 e decidiamo di iniziare a vagabondare. Scopriamo quanto Oxford Street possa essere irreale. C'è gente dappertutto, le luci dei palazzi sono accese e dentro ci sono persone in giacca a cravatta a lavorare. Bus, Taxi, macchine, semafori, i profumi che fuoriescono dai negozi eppure non ci si sente oppressi da tutto questo caos. Mi sento bene. È giunta l'ora di mangiare. Jo decide di assaggiare il famoso Fish and Chips, io mangio una polpetta di Falafel e 10kg di patatine. Arriviamo fino a Piccadilly, poi Chinatown e infine entriamo in un posto trashissimo*. Beviamo una birra e decidiamo di andare a fare la spesa. Da veri londinesi nel nostro carrello non possono mancare succhi concentrati ipervitaminici, che poi diventeranno la nostra colazione. Jonny compra anche una bistecca di Bambi. Raga... Buonissimo ve lo giuro. 

Il giorno dopo ci dirigiamo verso il Palazzo di Westminster... Praticamente tu esci dall'efficentissima Metro e ti trovi davanti un capolavoro. Rimani veramente di stucco. E il Big Ben è veramente bello! Io e Jonny sosteniamo che comunque paragonandolo al nostro Duomo milanese vinciamo noi. Abbiamo più classe, indubbiamente... Noi tutto quell'oro non l'avremmo mai usato!! 

Westminster
Westminster

Big Ben
Big Ben

Passiamo le giornate a camminare! L'App Salute del mio iPhone calcola che mediamente facciamo 13 Km al giorno, che non so per voi, ma per me sono tantissimi! Sono riuscita a convincere Jo a visitare un sacco di musei: la Tate Modern, il Design Museum (che vi consiglio moltissimo perché la struttura è veramente figa) e National Gallery. Abbiamo attraversato diversi ponti e quello che più mi ha colpito non è il Tower Bridge, che secondo me è anche un po' pacchiano, ma il Millennium Bridge che attraversato dalla Tate Modern ha un punto focale fantastico: St Paul Cathedral

St Paul Cathedral
St Paul Cathedral

La sera siamo entrati in un vero pub londinese e abbiamo iniziato ad ammazzarci di birra. Con tutto quel camminare avevamo bisogno di rimetterci in forze, in realtà ne siamo usciti un po' ciochi! La stessa sera abbiamo anche conosciuto una coppia di americani; con il nostro perfetto accento english abbiamo tenuto una conversazione di ben 2 ore. In realtà era l'alcool a parlare! 

L'indomani è stato devastante... Come ho anche scritto sul mio profilo Facebook: "Se pensavo di aver incontrato la Sagra del trash in quel bar pieno di animali, non avevo ancora visitato Camden Town!" Camden Town è la Sagra del trash a livelli pro, è un mondo a sé, è il punk, il turismo, il mercato, il cibo, i vestiti, le cazzatine, le cover dei telefoni, è qualcosa di indescrivibile. A me ha fatto letteralmente cagare. No vi giuro. Lo so che per qualcuno Camden Town è un posto fighissimo, ma quel qualcuno non sono io. E vi assicuro che io sono molto punk, il mio però è un essere punk interiore, è più una filosofia la mia. Lì, invece, ci credono davvero. Che poi... Sono anche scortesi i magrebini che lavorano nei negozi, perché non ti salutano neanche. Voglio dire, ti ho lasciato giù ben 15 Sterline per un pupazzetto di merda da attaccare al telefono, almeno un "Hi!" me lo merito. E va beh. Nonostante il mio poco apprezzamento per questo luogo inesistente rimango dell'idea che sia comunque da vedere! Qui Jonny ha comprato una giacca di pelle in uno dei 1200 negozi che le vendeva. Figa! Davvero! Il problema era dove metterla in valigia, ma poi c'è stata senza problemi. 

Usciti da questo mondo surreale ci dirigiamo verso Notting Hill. Notting Hill è una fonte di ispirazione per qualsiasi grafico. Offre un sacco di palette colore, pronte all'uso. È proprio qui che son riuscita a fare le foto di cui vado più fiera e che si collegano alla serie dei miei scatti "Maestro Fontana" (di cui, tra l'altro, avevo parlato anche in un articolo passato; se riesco vi rimando al link!!). E poi è tutto più fresh. I mercatini di Portobello Road sono mercatini più ricercati. Ho comprato una prima stampa di Winnie the Pooh. Qualcosa di veramente prezioso. C'è anche chi suona musica e tu passeggi con spensieratezza, nonostante ci sia ugualmente moltissima gente! Non so se ho reso l'idea... Poi siamo tornati a casa prendendo il pullman. 
Ah... Sul bus, davanti a noi, c'erano due gay che limonavano duro e uno dei due continuava a guardarmi male. Io non so cosa gli ho fatto a sto qui fatto sta che aveva un occhio malefico, però mi piaceva guardarli un po' perché erano vestiti come due ragazzi usciti da un film degli anni 90. E poi erano innamoratissimi. 
A Londra sembra tutto così finto. Non so come spiegare. È figo perché ti sembra sempre di essere in un film! Ed ovviamente io ero la protagonista all'avventura! ;) 

Notting Hill
Notting Hill

Il penultimo giorno decidiamo di andare a incontra la Queen! Abbiamo "visto" il cambio della guardia. Buckingham Palace ti fa sentire abbastanza povero, ma mai come quando entri da Harrods o al Liberty, che è un negozio gigante che si trova a Carnaby Street. È proprio qui che ho elaborato una teoria sulle donne che indossano il burqa: sono dell'idea che esse sfogano la loro impossibilità di vestirsi come meglio credono sulle scarpe. Si perché ce n'erano tantissime, e tutte si trovavano nel reparto calzature a indossare le scarpe più costose che io abbia mai visto. Son sicura che un fondo di verità ce l'abbia questa mia teoria. Credo di voler anche elaborare un progetto artistico a tal proposito, ma la mia mente va talmente veloce che non riesco a star dietro a tutte le cazzate che mi invento e che progetto. Boh vedremo.
Ah... Poi finito di vedere il cambio della guardia abbiamo anche assistito ad una rappresentazione medievale, non sappiamo di preciso cosa fosse. La gente era vestita da plebe del Medioevo e ci credeva un sacchissimo. Urlavano come fossero in guerra. È stato carino dai! 

The last day abbiamo attraversato Hyde Park (nulla di figo, molto più bello St James's Park) e abbiamo visto gli scoiattolini! Direi che ora ne voglio uno!! Poi siamo andati da Harrods dove ho comprato il Tè verde e infine siamo ritornati a Marylebone dove, in teoria, alle 15:00 avrebbe dovuto presentarsi quel burlone di Matt con i nostri bagagli. Si è presentato alle 15:30 ammettendo di essersene completamente dimenticato. (D'oh!) 

E nulla raga... Il mio racconto non finisce qui perché ne avrei moltissime da dirvi, ma in sintesi vi ho raccontato un po' la mia Londra (mia non perché mi ci sia particolarmente affezionata, ma per come l'ho vissuta io!). In conclusione posso dire che Londra è una città stimolante, ogni quartiere è a sé, ti sembra sempre di essere in un paese diverso dall'altro; è una città in continua evoluzione; è all'avanguardia; mi è piaciuta molto e ci ritornerei anche, ma non mi ha rubato il cuore. Ah... Ultima cosa: vi consiglio di ammazzarvi di Brownie, lì la fanno ovunque. Io ne ho provate in diversi posti e secondo me la migliore è di una catena di caffè italiana: Caffè Nero. 

PS: Come sempre devo ringraziare il mio Jonnino che ancora una volta mi ha fatto un regalo Supermegagalattico. Grazie, grazie, grazie! 

PS2: Se volete sul mio Instagram ho pubblicato qualche foto! marta_pontiggia

Alla prossima avventura!

Marta


Amsterdam e il tram n.5

Amsterdam è una città magica. A caratterizzarla sono, sicuramente, i canali e le case storte. Qualcun altro, probabilmente, direbbe che a renderla tale sono i Coffee Shop e il Quartiere a Luci Rosse ("Red Light District"), ma non per me. 


Amsterdam 2016
Amsterdam 2016





























Atterrati a Schipol, muniti del nostro perfetto accento inglese, abbiamo chiesto informazioni sul come poter raggiungere il nostro Hotel: "Bus number 187", ci ha indicato la signorina. Facile no? Il problema è che quando siamo saliti sul pullman, questo non faceva neanche una fermata che ricordasse minimamente la via del nostro albergo. Inoltre, dovete sapere, che le fermate in Olanda sono impronunciabili. Io e Jonny ci guardiamo spaesati e chiediamo prima a una signorina olandese e poi all'autista. Morale della favola, dopo una serie di "How, What e Thanks!" mal riusciti, viene in nostro soccorso un "prezioso" ragazzo italiano che ci suggerisce di scendere a una qualsiasi fermata e prendere il tram n.5


Il primo canale che abbiamo visto
Il primo canale che abbiamo visto






























Giunti in Hotel scopriamo che quest'ultimo è lontanissimo dal centro e che quindi ci aspetteranno delle lunghe e gelide passeggiate. Non male. Questo ci ha permesso di scoprire Amsterdam in tutti i suoi dettagli e in tutti i suoi canali. Così camminiamo un po' a random, un po' guardando la cartina e ci ritroviamo davanti alla famosa scritta di Amsterdam, che, per chi non l'avesse mai vista, è situata nella zona dei musei; così scopriamo dove si trova il Van Gogh Museum, il Rijksmuseum, ma soprattutto lo Stedelijk Museum, che consiglio caldamente a tutti. Ho amato moltissimo visitare questo immenso museo che si conclude con una parte interamente dedicata al Type; magnifico. Ovviamente anche il Van Gogh Museum è da non perdersi; una volta usciti da quest'ultimo vi sentirete affermati critici d'arte con qualche neurone in più. 


Lucio Fontana - Stedelijk Museum
Lucio Fontana - Stedelijk Museum


Mirò - Stedelijk Museum
Mirò - Stedelijk Museum


Solo alla sera del secondo giorno, stanchi di camminare e di avere perennemente le chiappe viola (vi assicuro che è così!), abbiamo deciso di prendere il tram, il solito, il n.5. Ad accoglierci una simpaticissima signorotta olandese, molto, molto simile ad Annie Leibovitz, ma con una 20 di kg in più. È stata lei la fonte vitale del nostro breve, ma intenso, viaggio ad Amsterdam. Incredibilmente riesco a capire "approssimativamente" quello che mi dice e mi consiglia di fare l'abbonamento del tram per ben 12 bombe per 48h. Una ladrata incredibile, ma se si calcolano tutte le ore che avremmo speso per raggiungere qualsiasi posto, ne è valsa veramente la pena! Robe che in 5 minuti ti ritrovavi in piazza Dam, nulla in confronto alla nostra ora e mezza di sofferenza muscolare! 

Scopriamo così la potenza del tram n.5; andiamo ovunque! 


Marta
Marta





























Il terzo giorno, pioveva e faceva freddo; avevamo girato tutti i quartieri e punti principali di Amsterdam. Divertiti dall'idea di avere questa tessera magica tra le mani, saliamo sul nostro tram e andiamo a random fino giungere alla Stazione Centrale. L'idea di prendere il tram mi esaltava un mondo, mi sentivo una vera olandese. Il primo "beep" era per salire, il secondo "beep - beep" per scendere. Sono rimasta colpita dall'etica olandese: in realtà chiunque avrebbe potuto salire sul tram senza biglietto, ma non ce n'era uno che non l'avesse. Fantastico. 

Scopriamo che Amsterdam, e più in generale, l'Olanda, non ha una sua vera e propria cucina, questo il motivo per cui è stata una vacanza all'insegna dell'assaggio: dal Kebabbaro di turno, alla tapas spagnola, alla carne argentina, alla cucina Thailandese. Chi mi conosce non ci crederebbe mai, ma ho assaggiato un po' di tutto, persino una zuppa alla zucca e cumino che faceva letteralmente cagare, ma non volevo ammetterlo, perché mi sembrava un piatto tipico olandese e quindi volevo fare un po' la figa (per non parlare dei Noodles assolutamente vomitevoli: convinta del mio amore per il Giappone, ho ben deciso di condirli con questa salsa Jappo, che sapevo avrebbe fatto vomitare, ma io volevo andare contro i miei pregiudizi e alla fine.. Non mi sbagliavo! Il povero Jonny se li è dovuti "pappare" tutti al mio posto!!) 


Case
Case





























Amsterdam è una splendida città, profuma di ganja e cioccolato; comprare l'acqua non conviene (ogni sputo d'acqua costa 2 euri!) meglio andare di birretta, ovviamente "Large" (la "Small" è per bambini!). Gli olandesi sono strepitosi e gentilissimi, il paesaggio è romanticissimo e inusuale, e ci sono un sacco di cose da vedere! Ogni stradina conduce ad angoli spettacolari. È funzionale, sicura e ricca di rumori che si possono riassumere in due suoni principali: i campanelli delle bici e il suono del semaforo per non vedenti.  


Bicicletta
Bicicletta





























A conclusione di questo breve viaggetto di inizio anno posso solo consigliarvi una cosa: 
prendete il tram n.5 e sentitevi olandesi veri.

PS: Un grazie speciale al mio Jonnino che mi ha fatto questo splendido regalo! 

PS2: per chi volesse vedere altre foto sul mio profilo Facebook: Amsterdam 2016


Marta